I Giganti Mata e Grifone – tra leggenda e storia per le vie di Messina e Camaro

 

Mata e Grifone.jpgI mitici Giganti Mata e Grifone ogni anno nel caldo mese di Agosto si fanno la loro bella passeggiata a cavallo accompagnati da canzoni e persone in costume per le vie della città di Messina sino ad arrivare nel Quartiere di Camaro superiore. Questi due Giganti sono dei veri simboli per tutti i Messinesi, soprattutto per tutti gli abitanti di Camaro superiore che è il villaggio in cui nacque Mata. Di questa bella festa messinese che rigurda Mata e Grifone sembrano esserci sull’origine di tale mito due versioni. Una è quella più leggendaria, molto più radicata nella tradizione popolare mentre l’altra è prettamente più storica.

La leggenda vuole che verso l’anno 965 un gigantesco moro che di nome si chiamava Hassam-Ibn-Hammer sbarcasse alla testa di un grande numero di pirati nelle vicinanze di una cittadina, qui iniziava a saccheggiarla e a uccidere chiunque si opponesse. Durante queste tremende scorrerie il moro e i suoi uomini giunsero anche nei pressi del piccolo villaggio di Camaro, ora uno dei Quartieri di Messina e li incontrò la bellissima Marta, che in dialetto tipico della zona suona come “Mata”. La cammarota Mata era figlia di un non meglio identificato Cosimo II di Castellaccio e il Moro sembra che non riusci a resistere al fascino della giovane, innamorandosi perdutamente. I due erano molto diversi sia come cultura che anche come religione e i genitori di lei si rifiutarono di far sposare la figlia con un crudele straniero saraceno. Il Moro Hassam decise allora di rapire la bella Mata. Cercò in tutti i modi di farsi ricambiare del suo grande amore che provava ma Mata cedette soltanto quando il saraceno, ricevette il battesimo e si fece cambiare anche il nome con quello di Grifone. Abbandonata la spada Grifone si dette all’agricoltura, riuscì a sposare la bella cammarota e insieme a lei fondò la città di Messina.

Continua…

 

Secondo invece la versione storica i giganti sono soltanto delle figure allegoriche che servono a ricordare e a simboleggiare un importante fatto storico avvenuto a Messina al tempo di Riccardo I Duca di Normandia e re d’Inghilterra ma meglio conosciuto da tutti col soprannome di Riccardo Cuor di leone. Il re si trovava nella città di Messina in occasione della terza Crociata, in un periodo in cui i Greci erano un popolo potentissimo e trattavano i messinesi (latini) in malo modo, denigrandoli e tartassandoli sempre. Riccardo che odiava i greci cercò di fiaccarne l’orgoglio e renderli innocui e a tale scopo, durante il suo soggiorno messinese, egli riuscì a costruire sulle alture della città, un imponente Fortezza al quale mise il nome di Matagrifone. L’allusione del nome sembra essere evidente, derivando infatti da Mata, che dal latino “maetare” significa ammazzare, mentre “griffoni” venivano detti i greci in quel tempo, quindi “ammazzare i greci”.

Se si esaminano con attenzione le teste dei giganti “Mata e Grifone”, si possono cogliere per esempio in quella di Mata le espressioni di una dominatrice e trionfatrice, che sono simboleggiate dal serto di alloro tra i capelli e la “messinesità” sottolineata dal Castello a tre torri, e cioè (Mata-griffone, Castellaccio e Gonzaga, i tre castelli messinesi). La testa di Grifone invece con i suoi capelli incolti, la folta barba, lo sguardo truce insieme all’aspetto selvaggio, con la pelle scura sembra simboleggiare quella di un greco vinto che viene portato in segno di servitù da Mata in giro per la città. Beh non si sa quale sia quella giusta, effettivamente sono tutte due affascinanti.

Comunque per tutti i messinesi qualunque sia la realtà o la leggenda, a loro interessa potersi fare la “passeggiata dei Gilanti” una volta ogni anno nel mese di Agosto, per poter rievocare un pezzo di tradizione ormai antichissima ma che sembra essere sempre più nei loro ricordi e nei loro cuori.

 

I Giganti Mata e Grifone – tra leggenda e storia per le vie di Messina e Camaroultima modifica: 2012-08-10T17:10:00+00:00da kigei
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5 pensieri su “I Giganti Mata e Grifone – tra leggenda e storia per le vie di Messina e Camaro

  1. ciao gianfranco, come stai? ancora impegnato vedo
    deve essere bello partecipare a questa ricostruzione storica però
    io preferisco la versione d’amore è più romantica e mi accende la fantasia
    ^^^
    un grande abbraccio a te e orazio e buon ferragosto

  2. ciao carissimi sempre in festa voi ….eh.!!!…scherzo so che è na faticaccia star dietro a ste cose…
    bella..bella…bella questa storia…pure la festa sarà stata una favola…..
    vi lascio un bacione
    vi abbraccio forte e buon ferragosto… da voi soleeeee ???…qui per ora piove..vedremo se sbucherà un soletto pallidino
    …a presto
    dif

  3. Scusate… La chiesa di S. Maria di Gesù superiore è a Ritiro ed il fiume non potrebbe essere il torrente San Michele?
    Non dimentichiamo che Messina era servita da parecchi torrenti, le cui condizioni idrogeologiche a quel tempo erano di certo migliori delle attuali..!”
    Comunque bravi e andate avanti, ma con cautela nell’esprimere scoperte sensazionali… anche se avallate da pseudo storici.
    Saluti da
    WALTER_VAI

    • il torrente Camaro venne divinizzato alla pari del Nilo- Tevere Ebro,come riprodotto nella fontana del Montorsoli a piazza Duomo,il periodo non dava modo,per la presenza della santa inquisizione a Messina,anzi a Camaro,un simbolo ritrovato nel casale ne dà testimonianza.Sono molti gli elementi in nostro possesso,per ovvi motivi top segret.

  4. Non ho ben capito ciò che vuol dire Villgi! Forse a Camaro era creduto divino il torrente e ciò non veniva manifestato a causa dell’Inquisizione spagnola? Nel casale delli Cammari stavano dei contadini, questo è vero, ma per fede e devozione a Dio e alla Madonna, potevano farci da maestri. Rispetto al torrente, poi, avevano soltanto un rapporto affettivo e funzionale (nessuna divinizzazione..!). Probabilmente Villgi si è espresso male e, sicuramente, ha sbagliato periodo storico. La fontana del Montorsoli è stata costruita nel 1547, a compimento dell’acquedotto cittadino, su volere del Senato Messinese, sempre borioso e superbo ma, molto attivo e concreto, a differenza dei nostri politici di oggi che hanno solo i primi due difetti… L’aspetto artistico della fontana è riferito ai modelli classici. Questo perché siamo in pieno rinascimento… L’idolatria pagana da secoli era stata vinta ma, guardando anche i nostri tempi, possiamo dire con rammarico: purtroppo non del tutto!

    Saluti.

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